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  • Golfo del Messico: zona ipossica 2026 insolitamente piccola – la tempesta tropicale Bertha provoca rimescolamento

    Golfo del Messico: zona ipossica 2026 insolitamente piccola – la tempesta tropicale Bertha provoca rimescolamento

    La consueta misurazione di quest'anno della zona ipossica nel Golfo del Messico è risultata significativamente più piccola del previsto. Sul fondo marino sono state rilevate circa 1.332 miglia quadrate di acque povere di ossigeno — circa 3.450 chilometri quadrati — registrando così uno dei due valori più bassi degli ultimi quarant'anni.

    Secondo i team coinvolti, alla campagna di rilevamento ha preceduto il passaggio della tempesta tropicale Bertha sul settore settentrionale del golfo. Vento e moto ondoso hanno mescolato nelle profondità acque superficiali ricche di ossigeno, innalzando temporaneamente i livelli di ossigeno al fondo. Di conseguenza, la misurazione effettuata alla fine di luglio ha registrato concentrazioni di ossigeno prossime al fondale sensibilmente più alte di quanto ci si sarebbe aspettati senza l'evento tempestoso.

    Campagna di misurazione e metodo

    La raccolta dati si è svolta dal 24 al 30 luglio seguendo una griglia prestabilita. Un pacchetto CTD con sensori per conducibilità, temperatura e profondità, integrato da sonde per l'ossigeno, è stato calato ripetutamente attraverso la colonna d'acqua. La procedura standardizzata consente il confronto diretto con le serie di misurazioni degli ultimi circa 40 anni.

    Perché si formano le "zone di morte"

    L'ipossia si verifica quando l'ossigeno disciolto nelle acque di fondo scende fortemente. I principali fattori sono gli elevati apporti di nutrienti — soprattutto azoto e fosforo provenienti dall'agricoltura, dalle acque reflue e dai corsi d'acqua — e una stratificazione stabile della colonna d'acqua. I nutrienti favoriscono fioriture algali; gli organismi che muoiono affondano e vengono decomposti dai microrganismi, processo che consuma ossigeno. Contemporaneamente, una forte stratificazione — spesso causata da acque superficiali più dolci e calde provenienti da grandi fiumi come il Mississippi e l'Atchafalaya che galleggiano su acque più fredde e salate in profondità — riduce lo scambio verticale.

    Le tempeste come contraccolpo temporaneo

    Gli eventi tempestosi interrompono la stratificazione e trasportano ossigeno verso il basso. Ciò riduce temporaneamente l'estensione delle aree ipossiche — come osservato quest'anno dopo Bertha. Un singolo uragano o tempesta, però, non elimina in modo duraturo le cause sottostanti.

    Conseguenze ecologiche ed economiche

    Le aree ipossiche colpiscono soprattutto le specie che vivono sul fondo: pesci, crostacei e molluschi perdono habitat o si spostano; le pescosità locali subiscono rischi in termini di resa e pianificazione. Le soluzioni temporanee indotte dalle tempeste incidono poco sui fattori di stress di base che interessano il benthos e i pesci giovani.

    Implicazioni per politica e gestione

    La misurazione evidenzia quanto gli eventi meteorologici possano modulare l'entità annua dell'ipossia. Superfici ridotte in anni con molti temporali non sono un segnale di miglioramento duraturo. Sul lungo periodo resta centrale la riduzione dei carichi di nutrienti — per esempio con un uso del fertilizzante più mirato, un migliore trattamento delle acque reflue e cambiamenti nell'uso del suolo nel bacino imbrifero.

    Continuità nel monitoraggio

    Osservazioni continue sono essenziali per separare gli effetti meteorologici a breve termine dalle tendenze a lungo termine. Solo così è possibile valutare con attendibilità l'efficacia delle misure adottate, i cambiamenti nei regimi di precipitazione e i futuri rimescolamenti indotti dalle tempeste — a beneficio delle comunità costiere, della pesca e della conservazione della natura.